
Bartolomeo Gatto nasce il 25 agosto 1938 a Moio della Civitella, nel cuore del Cilento, territorio arcaico e luminoso che segna in modo indelebile la sua sensibilità artistica. Pittore e scultore, Gatto sviluppa sin dagli esordi una ricerca profondamente radicata nella memoria dei luoghi: le prime opere restituiscono una visione essenziale del paesaggio meridionale, attraverso cromie vibranti, superfici asciutte e forme dirette, capaci di evocare la forza primigenia della terra e l’autenticità delle comunità che la abitano.
La sua formazione si articola tra Roma, Venezia e Milano, contesti nei quali entra in dialogo con le principali correnti artistiche del secondo Novecento. I viaggi in Europa e l’incontro con protagonisti
della cultura internazionale, tra cui Salvador Dalì e Giorgio de Chirico, contribuiscono a orientare la sua ricerca verso una dimensione più ampia, sospesa tra immaginazione, simbolo e visione.
Negli anni Settanta si stabilisce a Milano, dove fonda insieme ad Adele De Santis la galleria d’arte contemporanea “Il Cigno” in via Manzoni, affiancata dall’omonima pubblicazione periodica.
In questo periodo prende forma il ciclo dei Bambini, nucleo centrale della sua produzione pittorica: figure infantili e presenze cosmiche emergono da spazi metafisici e rarefatti, costruiti attraverso una materia cromatica densa e luminosa. Il linguaggio si fa più lirico, attraversato da una tensione tra innocenza e mistero, tra gioco e dimensione universale.
A partire dagli anni Ottanta, l’incontro con la Sardegna segna un passaggio decisivo. Nasce il ciclo delle Pietre Amanti, in cui la materia diviene protagonista assoluta: superfici vibranti e pulsanti trasformano la pietra in organismo sensibile, carico di tensione emotiva. In queste opere, Gatto sviluppa una poetica della relazione, in cui gli elementi naturali si animano e si fanno portatori di sentimenti, dando vita a una narrazione visiva intensa e stratificata.
Da questa esperienza scaturisce in modo naturale il passaggio alla scultura.
Il lavoro tridimensionale, realizzato in bronzo, legno e pietra, mantiene intatta la forza espressiva della pittura, traducendola in volumi capaci di dialogare con lo spazio.
Nel 2009 realizza la scultura in bronzo Communication, destinata ai vincitori dell’Amalfi Media Award, divenuto dal 2011 Premio Biagio Agnes.
La sua pittura è in continua evoluzione ed all’inizio degli anni 2000 inizia una serie di dipinti giocati su tonalità ristrette. Abbandona l'intero spettro e inventa delle composizioni realizzate volutamente con un uso selettivo del colore. Nasce così “Shapes & Colors”, una serie di dipinti in cui la monocromia viene reinterpretata. Gatto sperimenta grandi campiture di colore che si limitano nel loro stesso spettro: rossi intensi, blu profondi, verdi vibranti.
Negli ultimi dipinti, realizzati intorno al 2020, le sue rocce superano la statica per farsi dinamismo e movimento. Forme di colore spigolose o morbide, conquistano nuovi spazi e si liberano dalle logiche della forza di gravità.
Muore a Salerno il 19 luglio del 2021
Nel corso della sua carriera, Bartolomeo Gatto ha realizzato oltre duecento mostre personali in sedi prestigiose, in Italia e all’estero, tra cui musei, palazzi storici e Istituti Italiani di Cultura. Le sue sculture, spesso di grandi dimensioni, sono presenti in contesti pubblici, dove instaurano un rapporto diretto con l’ambiente e la collettività.


Barbara Palombelli vincitrice della
scultura "Communication" per il
premio Biagio Agnes 2016
nella categoria Costume e Società.



