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INVISIBILI PERCEZIONI

un dialogo tra Poeti

Marco Nereo Rotelli ospita la Fondazione Bartolomeo Gatto

a cura di

Luca Cantore D’Amore

dal 29 Novembre al 10 Dicembre 2022

Studio Art Project, di Marco Nereo Rotelli

via Marco Fabio Quintiliano, 24 - 20138, Milano

Vernissage Martedì, 29 Novembre 2022, ore 19:00

Le ragioni concettuali e le scelte

La strada itinerante che abbiamo inteso percorrere con la Fondazione Bartolomeo Gatto, naturalmente, è quella più impervia e imprevista, ma certamente più coinvolta e sentimentale.

E il nostro iconico Doge e amico Marco Nereo Rotelli, gigante dell’Arte e raffinato intellettuale, è stato il primo a voler sposare la causa e la natura di tutto quanto accadrà poiché, come pochi altri raffinati Pensatori e Artisti, gode di un dono che soltanto l’indole artistica può elargire ad alcune menti: l’apertura e la democrazia dell’anima. Ed è per questo motivo che, aprendo le porte di casa sua, del suo bellissimo Studio d’Artista a Milano, è da qui che il lungo viaggio di Bartolomeo Gatto inizierà, di nuovo, vagabondo e perenne, verso derive nuove e inaspettate, fragili e pesanti come macigni, meravigliose e sibilanti come i venti più sobri e, appunto, invisibili. Ma non per questo assenti, anzi.

Se si osserva il dipinto Vento dal mare di Andrew Wyeth [1947], si capirà precisamente cosa si vuole intendere. In quel dipinto, il passaggio del vento, ovviamente, non si vede, ma se ne percepisce la potenza della delicatezza grazie al suo rifrangersi sulla tendina alla finestra inquadrata che, come una boccata d’aria indispensabile, sazia quella fame di Vita - non di esistenza, sia chiaro - che tutti noi alle volte percepiamo e di cui abbiamo bisogno nei nostri momenti più asfissianti e complicati.

Come una medicazione dello spirito, un sospiro che ci solleva dai drammi di pochi secondi prima e riesce, come la Poesia, a farlo anche solo per pochi secondi ma in modo inequivocabile e definitivo.

L’inaspettato collegamento che persiste tra Bartolomeo Gatto e Marco Nereo Rotelli è proprio questo: la presenza della Poesia, in entrambi, come minimo comune multiplo tra le loro creazioni artistiche ed Opere.

La Poesia e la Percezione

C’è, alla base del lavoro di entrambi, un inafferrabile che ci sfugge via tutte le volte e non si fa catturare.

Marco Nereo Rotelli, frequenta le parole in modo assiduo e confidenziale, in modo netto, chiaro, potente, struggente, simbolico, significativo, adoperandole nella loro significazione e, addirittura, distorcendole nella forma grafica con un’armonia che solo gli equilibri più raffinati possono consentire; Bartolomeo Gatto, invece, uomo che preferiva frequentare, adoperare e addirittura esistere dentro il silenzio, la monoliticità, l’ermetismo del sibilo, tace e ci lascia percepire la Poesia non attraverso le parole, ma attraverso le immagini.

Marco Nereo Rotelli: che, volutamente, sfilaccia le sue parole, le sue Opere, in una apparentemente caotica - ma in realtà, ben precisa e ponderata, lascia l’ultima parola allo spettatore, senza accompagnarlo neanche, quasi dimenticandoselo dolcemente, in onore ad una libertà sfrenata e variabile: come è, sempre, la libertà, nelle Poesie più sublimi e dalle vette più inarrivabili.

Al contrario, Bartolomeo Gatto, crede nella libertà, sì, ma ci induce a seguirlo nella ricerca di essa. Vuole mostrarcela. Vuole che noi ne godiamo assieme a lui. Da un certo punto di vista, è come se l’Artista definisse i contorni della Vita. Come se li vedesse nitidi dinanzi a lui e volesse condividerne con noi lo stupore.  Bartolomeo Gatto, per non spaventare lo spettatore dinanzi alla brutalità dell’esistenza che lui sembra aver conosciuto, quando la riconosce, si serve delle regole, degli statuti, delle impalcature, delle corazze: per non attentare il cuore di chi osserva. Lo protegge stabilendo le regole della passeggiata sentimentale dentro l’Opera. Lo tutela, si preoccupa di lui, fino a sostenerlo.

 

 

Il tempo e lo spazio

Gatto è come se, continuamente, dilatasse il Tempo e lo Spazio.  E’ come se lo inchiodasse ad un momento eterno fatto di spersonalizzazione (o impersonificazione) di ogni cosa, dove l’unico regolamento o palpito percepibile è quello dell’Amore. Gli scenari di Bartolomeo Gatto, sono otturati di piacevoli enigmi e punti interrogativi: non si sa in che luogo si trovino, dove vadano, da dove provengano e per quanto tempo ancora saranno lì.

Essi sono immersivi e travolgenti, come un abisso in cui niente si sente se non ciò che scalpita da dentro noi stessi, attraverso il ritmo della Poesia e dell’anima.

Quando Bartolomeo Gatto dipinge le Pietre, esse non hanno il peso insopportabile del macigno: anzi, librandosi, appaiono come potersi elevare verso il cielo, perdendo tutta la loro enorme fisicità, la loro antonomasica corpulenza. Non risultano essere materia.

Sembra, sì, che dalla materia abbiano studiato ma, anche, che da essa si discostino: diventando dilatazione del sogno e leggerezza allo stato puro. Materia ineffabile.

Alle pietre, non è concesso il concetto di altrove. Soltanto in Bartolomeo Gatto, questo, è possibile. Quelle pietre, nella loro immobilità, pur fluttuanti, sembrano, infatti, potersi spostare, quasi liquidamente, nei cassetti osmotici dei nostri animi, dei nostri sentimenti: smascherando le nostre fragilità.

Fragilità e sentimenti che, stoiche e monolitiche, alla fine, come nelle ossessioni più pure, genuine e sincere, trovano casa e riparo dal Mondo esterno sempre nella stessa dimensione, nelle stesse immagini rassicuranti e spiazzanti: che violentano e addolciscono, perturbano e accarezzano i nostri cuori.

Sono immobili ma, non inerti [Orazio].

Nelle Pietre di Bartolomeo Gatto, c’è l’estate dell’anima di tutti noi. Quella in cui si custodiscono i ricordi più belli, più preziosi e più inscalfibili. Quelli immobili nella memoria, ma non inerti nel cuore.

 

Le ragioni del cuore

Gatto muove gli inizi da un processo psicologico che tutti noi abbiamo solleticato e, qualche volta nella vita, superficialmente chiamato in causa: quello dell’antropizzazione dell’inanimato. Del riuscire, tramite il potere della mente, a dare Vita a ciò che ci circonda di non vivo: attribuendogli forme umane e, talvolta, quando la catarsi della fantasia diventa una vera e propria trance agonistica, ipnotica e profondissima, addirittura sentimenti. Così come, ad esempio, molti di noi riescono ad estrapolare dalla vaghezza della forma delle nuvole nei cieli, una serie di figure mentali e rappresentative del metaprogetto della mente, declinando forme senza una ragione e un significato in vere e proprie storie mentali da raccontarsi in silenzio - e così come, per esempio, molti altri lo fanno dando volto alle colline, agli edifici o, più comunemente, alle automobili in strada: vedendo delle bocche nelle calandre, dei nasi negli stemmi e degli occhi nei fanali anteriori -

Bartolomeo Gatto, guardando le pietre, immagina la vita: proprio la coglie e la rappresenta: riuscendo a sbaragliare quel modo di dire per cui “non si può cavare sangue da una pietra”.

Ebbene, le pietre di Bartolomeo Gatto, sono esondanti di sangue, invece! Traboccano di pulsazioni, vibrano quasi come di pelle, di carne e di Vita nelle vene.

Diventano umani che amano, soffrono, sognano, cadono, posseggono una loro storia che, con il suo talento, Bartolomeo Gatto racconta tutte le volte - su tela. Il tutto, attraverso un processo di felice ossessione e immaginazione che stabilisce che le pietre siano il punto da guardare in cui si racchiude tutto il Mondo che valga la pena vivere.

Bartolomeo Gatto, ci lascia in eredità tutto il suo amore e contribuisce alla Poesia della Vita con il suo proprio, personalissimo, verso sublime: che consola. Consola in quanto allevia e consola in quanto unisce solitudini.

E lo fa con una grazia, con una leggerezza, con una sapienza ed un’eleganza che soltanto i più grandi posseggono.

Luca Cantore D'Amore

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